Eisverhau
[...] im Eisverhau voller Wünden
(Ingeborg Bachmann)

[...] nel reticolo di neve piena di ferite

Matteo Pennese_cornet, computer processing, bandoneon, sound objects
music by Matteo Pennese
recordered live
Decisamente drappi bianchi
Demetrio Stratos è per me forma speciale di ricordo, di presenza slittante e, naturalmente, soffio.
Privato della conoscenza personale -morì quando ero poco più che un bambino- l'ho sempre pensato come una specie di Artaud nostrano.
Rispetto alle molte forme di articolazione vocale che l'avanguardia ci ha offerto, Stratos è controcanto, ovvero "para ode", sviamento del senso per condurlo da un'altra parte, pertanto ovunque ed allora in nessun luogo.
Unico, dunque, rovesciamento senza mire di emancipazione, corpo eruttivo, che si rende nella sua pienezza disponibile all'eccitazione, nel duplice senso sia emotivo che articolatorio di quelle corde così speciali.
Ed a Stratos mi piace ricondurre quel bellissimo, intraducibile aggettivo che Deridda utilizzò parlando di Artaud, appunto, in alcune sue celebri pagine: «soufflé».
Dunque canto soffiato ma anche sottratto. Il ritmo di un corpo che rivendica la sua continuità, il suo essere necessariamente espressivo (ancora il corpo, il suo analfabetismo; d'altronde non riesco ad ascoltare Stratos senza anche immaginarne la sua tensione fisica).
Ma anche sottratto, sfilato ad un senso comune, ad una disposizione d'ordine.
De Profundis by Oscar Wilde
De Profundis è il titolo, attribuito all’atto della pubblicazione, di una lunga lettera privata che Oscar Wilde, detenuto per omosessualità nel carcere di Reading, scrive nei primi mesi del 1897 a colui che egli ritiene il principale responsabile della trage- dia che lo ha colpito: il suo giovane amante Bosie (al secolo Lord Alfred Douglas). Dopo due anni di carcere e soltanto al termine della detenzione (19 maggio 1897), tramite il suo fedele amico e futuro curatore letterario Robbie Ross, Wilde riesce a far pervenire la missiva al destinatario che la distrugge dopo averne scorse poche righe. Illudendosi forse, considerata la natura personale del messaggio, di avere tra le mani l’originale.
Non è così. Ross gli ha inviato una copia e conserverà gelosamente il documento per affidarlo poi, nel 1909 (otto anni dopo la morte dell’autore), al British Museum di Londra, sotto espressa condizione che esso non venga reso publico prima che sia trascorso mezzo secolo. È quindi solo dal 1962 che disponiamo del testo nella versione universalmente conosciuta. Fu lo straordinario successo finanziario e mondano a causare, in un certo senso, la rovina di Wilde.
Al centro dell’attenzione generale, lo scrittore irlandese si divertì a provocare il pubblico atteggiandosi in modi eccentrici e spesso intollerabili per il rigido perbenismo della società inglese dell’epoca. Da anni e sempre più apertamente si era dato a pratiche omosessuali, rigorosamente proibite dalla legge inglese. I suoi comportamenti suscitarono la violenta reazione del marchese di Queensberry (padre del giovane Lord Douglas, poeta e sodale di Wilde), il quale insultò l’esteta in un biglietto.
Wilde, istigato dall’odio che il giovane nutriva per il padre, si vide costretto a querelare il marchese per diffamazione. Al processo Queensberry riuscì abilmente a dimostrare la fondatezza della sua accusa, e Wilde, passato sul banco degli imputati, fu condannato per omosessualità a due anni di carcere duro, con conseguente totale rovina sociale ed economica.
Scontata la pena e distrutto dall’esperienza carceraria che lo aveva privato di tutto, Wilde dovette riparare sul Continente. Dopo aver tentato invano di riprendere l’attività teatrale sotto pseudonimo, soste- nuto dalla generosità dei pochi amici rimasti, morì in miseria a Parigi tre anni dopo, a soli 46 anni, a causa di una malattia probabilmente contratta durante la detenzione.

adattamento e riduzione di Claudio Marconi
musiche di Matteo Pennese

Claudio Marconi_voce recitante e regia
Matteo Pennese_cornetta, oggetti sonori e computer processing
Walter Prati_violoncello elettrico e computer processing
Meteo
era tempo giusto per ascoltar la terra attraversata dalle stagioni…

tracks composed by Iriondo-Pennese

Xabier Iriondo_Mahai Metak
Matteo Pennese_cornet, bandoneon, computer processing
Atlas
L’Atlas Eclipticalis, una delle mappe stellari dell’astronomo ceco Antonín Bečvář - ma si ricordi la trasfigurazione musicale operata da John Cage - diviene invisibile sfondo per un’azione scenica per attore e tre musicisti.
Una persona di scienza: matematico, astronomo, fisico?, chino sulle pieghe dei pensieri che scorrono sui tracciati di un atlante stellare.
Una finestra aperta sul nero notturno di una sola notte o di molte notti, non si sa.
E i suoni, i rumori di un mondo interno, domestico, o fors’anche di meccanismi lontanissimi che conducono oltre il lume delle stelle, oltre la consistenza degli infiniti mondi nell’etere. Ma “fà chiaro il moto di tutti provenir dall’anima interiore: a fine che con il lume di tal contemplazione, con più sicuri passi procediamo alla cognizion della natura” (Giordano Bruno).

Giovanni Battista Storti_attore, voci
Matteo Pennese_cornetta e live electronics, musica e video
Walter Prati_violoncello e live electronics
Maurizio Ben Omar_percussioni

Testi tratti da_Giordano Bruno, Gottfried Leibniz, Anonimo del '300, Arnaldo da Villanova, Matsuo Bashô
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